21/24 Marzo 2011
Hanno partecipato le classi I G e II H.
Gli accompagnatori: prof. Giulia Coppola, Aldina Margadonna, d.Paolo Milani.
Pensavamo di esserci preparati al viaggio attraverso la lettura di Gomorra (R.Saviano) e l'incontro con i/le rappresentanti del presidio di LIBERA nel nostro Istituto: Silvia Bernardi, Ryan Coretta e Chiara Ferrari. Ma solo là abbiamo capito tante cose...
“La nascita di Libera simboleggia una presa di posizione contro la mafia, non tanto dello stato, ma dei singoli cittadini.
Uno dei principio fondamentali di Libera, infatti, è che non bisogna essere per forza degli eroi per sconfiggere la camorra, ma bisogna impegnarsi nel proprio piccolo a rispettare le leggi.” (dalla discussione in I G).
Siamo partiti lunedì 21 Marzo 2011 da Novara e giunti a Napoli, pur con qualche difficoltà, abbiamo iniziato il nostro percorso. Ci siamo rifocillati alla famosa pizzeria Trianon (dove cenava Totò dopo lo spettacolo). Nel primo pomeriggio poi abbiamo incontrato le rappresentanti di Libera alla Bottega dei Sapori e dei Saperi, situata nel quartiere S. Lucia.
Alla “Bottega Dei Sapori e dei Saperi della legalità” c'erano due ragazze, Francesca e Annalisa, veramente brave; con chiarezza e semplicità ci hanno spiegato:
- la fondazione di Libera, avvenuta il 20 marzo 1995 da parte di Don Luigi Ciotti, per lottare contro la criminalità organizzata;
- l'avvio de La Bottega dei sapori e dei saperi della legalità, creata nel 2007, un particolare “negozio” dove si vendono i prodotti coltivati nelle terre confiscate alle mafie;
- il procedimento seguito da Pio La Torre per indebolire ogni forma di mafia e di camorra, secondo lui, bisognava colpire i beni: “indaga, individua, sequestra e confisca”, questo in sintesi il suo metodo;
- dopo la sua uccisione Libera ha fatto suo questo obiettivo, reinterpretando la legge “Rognoni-Pio La Torre” 109/96 e chiedendo la confisca responsabile dei terreni confiscati alla camorra per affidarli ad associazioni di volontari che coltivano i campi e lavorano i prodotti confezionandoli per la vendita;
- ci hanno spiegato il sistema corrotto della politica italiana che si era alleata con la camorra, e ci hanno parlato anche dei criteri che servono per stanare un’organizzazione malavitosa.
(Marco P. , Matteo L. ed Eleonora M. ,I G).
Visita a Castel dell'Ovo
Il massiccio fortilizio si erge sull'isolotto del Borgo Marinaro e deve il suo nome alla pianta ovoidale. Una leggenda trecentesca ne lega l'origine a Publio Virgilio Marone, che nel Medioevo era ritenuto un mago, il quale avrebbe vincolato l'invincibilità della fortezza ad un uovo chiuso da lui stesso in una caraffa: se l'uovo si fosse rotto il castello sarebbe crollato. Costruito nel 1128 sui resti di un precedente monastero, fu la prigione degli eredi della casa di Svevia: Corradino e Manfredi.
Raggiunta la parte superiore del castello abbiamo goduto di una favolosa vista sulla citta’ e, ammirando il mare e il tramonto, abbiamo scattato le più belle imagini del Vesuvio e le prime foto di gruppo (Jessica L., I G).
Quella sera, in albergo, abbiamo letto alcune pagine tratte da La bellezza e l'inferno di R. Saviano, poi ci siamo documentati sull'eruzione del 79 d.C., leggendone un resoconto: il giorno dopo infatti ci aspettava la visita a Pompei ed Ercolano.
Scrive Marina B., I G:
Oggi è stata una giornata veramente bella. Siamo andati a Pompei e successivamente a Ercolano che, prima di essere scoperta era una località in abbandono chiamata Resina. È stato molto interessante visitare queste due città, perché non sapevo cosa aspettarmi rispetto all’idea che mi ero prefigurata. Ad esempio non sapevo che Ercolano si trovasse a 30m di profondità o che , come Pompei, non sono solamente siti archeologici, ma anche città moderne molto ben tenute.
La nostra guida, l'archeologo Giancarlo Rabaccini, è stata veramente brava e devo dire che anche per merito suo ora le due città mi affascinano più che mai. Per entrare a Pompei antica, siamo passati prima dalla necropoli e poi da Porta Nocera. Pompei è incredibile: è conservata così bene che sembra abbandonata ieri. Nella pavimentazione di basalto si possono tuttora vedere i solchi delle ruote dei carri antichi. Le quattro ore trascorse lì sono letteralmente volate!
Siamo andati a visitare diverse ville, una più bella dell' altra ma strutturate più o meno nel medesimo modo: davanti o sotto al portone d’ingresso delle domus, solitamente si possono trovare delle panche che si pensa fungessero da sala di attesa dei vari clienti di un patrizio. Ai lati del portone ci sono una o due botteghe, fonti di guadagno della domus. A questa conclusione si è arrivati guardando la lastra di pietra ai piedi dell’ingresso delle stanze : riportando questa una linea scavata, gli archeologi hanno capito che questa serviva a far scorrere delle serrande. Una volta entrati nella domus ci si ritrova di fronte ad una vasca detta impluvium che serviva a raccogliere le acque piovane che venivano incanalate lì dal compluvium, il tetto della casa che circondava l’intera vasca. Sull’ impluvium si affacciavano i cubicula, ovvero le piccole camere da letto a forma di cubo, ed anche lo studio del paterfamilas. Un porticato dal lato opposto dell’ingresso, faceva accedere al cortile interno che solitamente era caratterizzato da una vasca interna a forma di ‘ T’. La sala dove si mangiava , il triclinio, si affacciava quasi sempre sul cortile . La domus che più mi è piaciuta è quella di Loreio Tiburtino: in questa casa in fondo al lungo canale con piccole scanalature in marmo che costeggia la loggia porticata si apre un triclinio all’aperto decorato con due pitture del quarto stile raffiguranti Narciso da un lato e Priamo con la moglie Tisbe dall’altro lato. Queste due pitture portano anche la scritta ‘ Lucius pinxit’ cosa eccezionale a Pompei.
Per stili di pittura si intende la classificazione delle varie tappe della pittura romana in ordine cronologico. Gli stili che si sono susseguiti nell’arco della storia dell’arte romana sono quattro e sono detti pompeiani anche se a Roma il livello artistico doveva essere più alto, sia per abilità della mano d’opera presente nella capitale sia per le possibilità economiche dei committenti. Ecco una successione dei vari stili:
- Primo stile 100 a.C.\ 80a.C. , questo stile si differenzia dagli altri perché rappresenta materiali di tipo edilizio, soprattutto il marmo. Nelle case del primo stile, i pavimenti, per contrastare l’essenzialità della pittura, erano riccamente decorati:gli emblemata, così chiamati erano realizzati con la tecnica dell’opus vermiculatum.
- Secondo stile 80 a.C.\ 20 a.C., rappresenta l’architettura in prospettiva che crea gradevoli effetti ottici. Al centro di questa ‘cornice’ vengono solitamente raffigurate numerose repliche di originali greci come nella Villa dei Misteri.
- Terzo stile 20 a.C.\ 50 d.C., stile di tipo ornamentale, questo stile si caratterizza per la semplicità e per il rigore delle forme, per la suddivisione della parete in colonne o fusti vegetali. I colori tipici di questo periodo sono il blu, il viola, il rosa, il malva.
- Quarto stile 50 d.C.\ 200 d.C.gli elementi architettonici raffigurati sono di fantasia. Questo stile è quello più gettonato a Pompei poichè ancora in voga fino al momento dell’eruzione del Vesuvio. Questo è lo stile della prospettiva.
Sempre a Pompei abbiamo visitato L’orto dei fuggiaschi, dove abbiamo visto dei calchi di gesso di persone intrappolate nella lava durante l’eruzione, i termopolium, degli “snackbar” dell’antichità , il teatro , l’anfiteatro e il foro. Una cosa che non sapevo dell’anfiteatro è che se durante i giochi i gladiatori venivano feriti, erano subito portati in una stanza a lato dell’ingresso principale, lo spoliarum , dove i feriti venivano subito soccorsi.
L’anfiteatro è stato costruito dai romani nell’ 80 a seguito ad una rissa avvenuta fra pompeiani e nocerini nel 59 d.C. i giochi dovevano essere sospesi per dieci anni ma sono lo furono solo per due. Vicino all’anfiteatro c’è la palestra grande di Pompei dove non solo ci si poteva prender cura del proprio corpo ,ma anche riposarsi all’ombra dei platani, insomma era una sorta di campus.
Terminata la visita, abbiamo mangiato presso un ristorante nelle vicinanze del sito: da Pompeo Magno, il nome altisonante corrisponde pienamente alla qualità delle specialità.
Al pomeriggio eccoci ad Ercolano. Per poterla riportare alla luce gli archeologi hanno dovuto scavare un buco profondo ben 30m in mezzo ad una collina ed è cosa davvero spettacolare vedere dalla cima di questa altura l’Ercolano antica fondersi con quella moderna fino a diventare una cosa unica. Scendendo per un tunnel siamo arrivati ai piedi della città dove una volta c’era il mare e da dove abbiamo potuto accedere al sito archeologico. Gli edifici che più mi sono piaciuti sono stati la piscina e le terme. Per arrivare alla piscina bisognava andare, tramite un passaggio scavato nella roccia, sotto alla collina. Lì abbiamo potuto ammirare la splendido mosaico che un tempo faceva parte della piscina: su uno sfondo bianco, c’erano raffigurati in nero pesci e uomini che nuotavano assieme. Inoltre c’era una statua in bronzo che emergeva dalla piscina raffigurante l’ Idra, il mitico serpente a cinque teste che la leggenda vuole sia stato sconfitto da Ercole ,da cui prende il nome la città.
Alla sera, seppur stanchi, i ragazzi e le ragazze si sono prestati ad una riflessione su quanto avevamo visto ed è stato bello ascoltarci gli uni gli altri, capire le nostre impressioni. Poi abbiamo letto storie epiche dei giorni nostri: le vicende di don Peppe Diana e di Peppino Impastato, narrati da Saviano; abbiamo anche ascoltato la canzone dei Modena City Ramblers I cento passi, colonna sonora dell'omonimo film di Marco Tullio Giordana.
Ci siamo insomma preparati all'incontro del giorno dopo.
Ci siamo subito resi conto dalle parole dell'albergatore e dell'autista che il nostro modo di accostarci al territorio era per loro sorprendente, si chiedevano e in seguito ci chiedevano, anche con un certo sospetto, cosa mai volessimo vedere in un luogo che, a detta loro, deturpa la bellezza del territorio.
Per noi invece l'incontro con Valerio Taglione, Beppe Pagano ed Augusto è stato ricco di sentimenti poco frequentati al giorno d'oggi e per certi versi nuovi per gli studenti, quali la partecipazione, il senso di responsabilità civile, la preoccupazione per l'altro, la capacità di andare oltre il proprio vissuto, la propria famiglia, il proprio interesse. UN MONDO NUOVO!
Il pomeriggio del 23 Marzo siamo andati a Casal di Principe.
Scrivono essi stessi:
Ci siamo messi in viaggio per Casal di Principe. Qui abbiamo avuto un incontro molto significativo con Augusto, un testimone di giustizia, e altri membri di Libera. Siamo inizialmente andati al Cimitero dove abbiamo visitato la tomba di don Peppe Diana e di altre persone uccise dalla camorra come Domenico Noviello. Successivamente ci hanno portato nel paese di San Cipriano d’Aversa, dove si trova una casa confiscata alla camorra. Qui Peppe Pagano ci ha accolto nel giardino e ci ha narrato la sua esperienze con il Comitato don Diana e con Libera. Ci hanno poi fatto vedere fotografie e video sull’omicidio di Don Diana e sulle manifestazioni organizzate ogni anno dall’associazione. Alla fine dell’incontro ci hanno donato un frammento del muro che circondava la casa, ora abbattuto, come segno della lotta all’indifferenza.
Federica R. e Marco P. ( I G)
Abbiamo visitato la casa confiscata che apparteneva ad un camorrista e che ora è presidio di Libera. Come ricordo di questo luogo, ci hanno lasciato un frammento del muro che circondava questa villa e che è stato buttato giù, come per dimostrare che il potere mafioso sta via via sgretolandosi fino a cadere. Quel pezzo di muro è una parte di indifferenza caduta.
Nicole D. (I G)
È stato emozionante sentire dalla voce dei diretti interessati come l’indifferenza aiutasse la diffusione della camorra mentre l’informazione “le facesse male”: infatti, chi era ritenuto scomodo faceva una brutta fine.
Marco P. (I G)
Quella stessa sera tutti quanti ci siamo accorti che è lì il cuore dell’Italia, perché ci sono persone coraggiose che non si arrendono e che hanno un cuore d’oro.
Gian Matteo S.( I G)
Sento sempre parlare della camorra, della mafia, della confisca di beni, di boss, ma è sempre stata una cosa che non mi ha mai toccato davvero, sarà per l’età, sarà perché dove vivo non c’è una forte presenza mafiosa (o forse così io credo!). Ma lo stage che abbiamo fatto, e soprattutto la visita a Casal di Principe, è stata un’esperienza che io non chiamerei viaggio di istruzione, ma viaggio di riflessione. In Campania la camorra è dappertutto, vive nei “sottoboschi” della società ed esiste, avendo però il vantaggio di “apparire invisibile”. C’è camorra nello smaltimento di rifiuti, nella gestione di negozi e ristoranti, con il pagamento del pizzo, nel turismo. Ciò su cui bisogna riflettere è il fatto che esiste la camorra solamente “grazie” a noi. Penso che nel momento in cui si dice: “la mafia non mi riguarda, io vivo la mia vita” aiutiamo la criminalità. Infatti, se ognuno si rinchiudesse nella sua cerchia, lasciando fuori il mondo in cui vive, lascerebbe fare qualsiasi cosa alla malavita, che non è fermata da niente e nessuno ed è sostenuta dall’indifferenza della gente. Lo stato, come si può notare, non riesce a far fronte da solo a questo “circolo vizioso” e la responsabilità cade quindi sulle spalle di noi cittadini che denunciando e facendo il nostro dovere possiamo buttare giù questi muri dell’indifferenza e far crollare il potere mafioso.
Nicole D. (I G)
Durante le due mattinate del 23 e del 24 Marzo abbiamo avuto modo di visitare, anzi grazie alla presenza dell prof.ssa Coppola, abbiamo avuto modo di vivere la città.
Ci siamo mossi per le vie del centro, alternando la visita ai monumenti con momenti di vita vera: assaggi di specialità locali (finger food), librerie , negozi di artigianato tipico e buon caffè (Caffè Imperial, dove si serve il vero caffé “con la cremina”).
Dalla Piazza del Plebiscito, alla via Toledo, costeggiando i Quartieri Spagnoli, poi Spaccanapoli, via S. Gregorio Armeno, fino alla Pizzeria Sorbillo dove coniugano la tradizione alle più innovative esigenze dietetiche.
Il quarto giorno siamo saliti alla Certosa di S. Martino: vagando con lo sguardo verso il mare si abbraccia l'intera città dominata da un Vesuvio esaltante ed incombente, volgendo lo sguardo alle spalle il Forte S.Elmo sovrasta l'imponente ed al tempo stesso elegante complesso del monastero. All'interno raccolte di presepi, navi a grandezza naturale e modellini, la Carrozza d'Oro ed un chiostro elegante ci hanno affascinato.
La mattinata si è conclusa con la visita al Duomo ed in particolare alla Cappella di S. Gennaro. Nel pomeriggio, il ritorno a casa: lieti per la bella esperienza, un po' tristi come per ogni addio...abbiamo avuto tutto il tempo di reinterpretare e di riflettere su quello che avevamo vissuto.
Aldina Margadonna, con la collaborazione di tutti gli allievi delle classi I G e II H, un ringraziamento particolare a: Sara Albertinetti, Marina Bricco, Rosario Cappiello, Nicole Deganis, Jessica Luo, Matteo Lonati, Marco Portoni, Federica Rossi, Gian Matteo Sacchetti.








Sempre a Pompei abbiamo visitato L’orto dei fuggiaschi, dove abbiamo visto dei calchi di gesso di persone intrappolate nella lava durante l’eruzione, i termopolium, degli “snackbar” dell’antichità , il teatro , l’anfiteatro e il foro. Una cosa che non sapevo dell’anfiteatro è che se durante i giochi i gladiatori venivano feriti, erano subito portati in una stanza a lato dell’ingresso principale, lo spoliarum , dove i feriti venivano subito soccorsi.